Biografia / Biography
Biografia
Vita e percorso artistico

“Te devi fare l’artista” mi disse Placido Castaldi. Ed io lo ascoltai.
“Artista”, mi spiegò anni dopo Aldo Flecchia, “è un po’ presuntuoso. Io mi ritengo uno scultore” .
“ La storia, ” afferma Giorgio Perazzone, “ da torto o ragione ad ognuno di noi”. Tre persone: tre pietre miliari nel mio percorso.
“Riesci a vivere d’arte ?” mi viene chiesto spesso: “Certo che sì”, rispondo: “ senza, potrei solo sopravvivere".
Da bambina disegnavo su una lavagnetta.
Da adolescente disegnavo i miei stati d’animo su miliardi di foglietti.
Nei frequenti spostamenti in treno, tormentavo gli altri pendolari perché si lasciassero fare ritratti: le più lusingate dalle mie attenzioni erano prostitute di colore.
Il mio maestro Placido mi ha insegnato a disegnare e dipingere dal vero, preferibilmente. Ho avuto l’onore di fare la mia prima mostra con lui, nella Biblioteca Benedetto Croce a Pollone. Ma, soprattutto, mi ha insegnato a scolpire : “Scultore si nasce, non si diventa” mi ripeteva spesso. “ guarda la pietra, osservala bene, disegna prima e poi lavora”. Da quando ho scoperto la pietra, non sono più riuscita a lasciarla. La pietra di torrente, dura come il ferro, imprevedibile, con le sue inclusioni è un universo di colori e di storia naturale, atavica, racconta storie di centinaia di milioni di anni: di magma e di abissi, di ghiaccio e di terra.
Creare una scultura è per me un momento di altissima concentrazione. La mucronite, il serpentino o il granito non sono come creta o marmo, ai quali bravissimi artisti o scultori impongono anima e forma, ma esigono ascolto, dialogo e una continua ricerca, molto simile a decifrare una forma immersa nell’acqua.
Mi rifugio nella bellezza della pietra, che ha atteso milioni di anni per diventare scultura.
Essendo io ben conscia di questa responsabilità, trasformo le pietre in quell’essere umano che ha in se le più grandi promesse di bellezza: la donna.
Cecilia Martin Birsa, scultrice.